24.8.11

POMODORI IN FILA




Son tornato oggi dalle ferie.

Questa volta giuro che è diverso. Non ho lasciato terreno fertile a stupidi pensieri post-adolescenziali da vacanza finita. Me lo sono ripromesso. E non è stato difficile. Certo tornare mi spiace. La Sicilia è una terra che non si dimentica facilmente.
La Sicilia è la terra di mio nonno, un po' anche terra mia.
Tutto bene quindi. Scendo dal treno a Milano Centrale. Solite insegne pubblicitarie enormi, solita frenesia. Ok. Io ho le mie cose da fare, ho impegni nuovi e stimolanti in cui tuffarmi, la candidatura al Boscarato per Settembre e due piccole storie brevi in uscita. Non vivo passivamente il rientro aspettando di assaggiare la solita minestra. Figata.

Torno a casa. Casa mia e di Valentina. Tutto a posto. Mi mancava casa mia. Non mi mancava di certo il corridoio chiuso e claustrofobico del pianerottolo. Quello no. In Sicilia stavo in una casa vecchiotta ma con l'entrata aperta verso il mondo. Che non si nascondeva. Con un terrazzo dove la gente ti cammina vicino. La sensazione di alveare del piccolo condominio mi infastidisce un tantino. Entro e sono sereno e contento...casa mia, che cazzo!

E' ora di pranzo ed il frigo è vuoto. Decido di fare una spesa al volo, giusto il necessario. Vado all'Esselunga. E qui succede il fattaccio. Ho voglia di caprese...pomodori e mozzarellona di bufala campana. Quando vado al banco dei pomodori, li vedo.
Sono lì, tondi e rossi, in confezioni da sei. Tre per fila. Disposti in una geometrica, perfetta, composizione. Prendo in mano la confezione. Sono freddi, e non solo fisicamente. Sono freddi in tutti i sensi. Un brivido. In Sicilia andavo da una signora che aveva un piccolo market-fruttivendolo vicino a casa. I pomodori li aveva dentro a cassette di legno esposte alla meglio vicino all'entrata, poggiate per terra. Erano di mille tonalità di rosso e di mille forme diverse. A uovo, tondi, a pera, a oliva...lo stesso tipo di pomodoro intendo. Uno era sporco di terra, l'altro un pò beccatto dagli uccellini. Erano vivi e caldi. E io li sceglievo, discutendo con la signora su quali sono i migliori per fare la caprese. E lei mi riempiva il sacchetto di carta di conseguenza. E mi sorrideva. Cazzo mi sorrideva.
Quei pomodori ti parlavano. Dicevano "hei, scegli me, io sono il più buono" e tu stavi lì, con l'imbarazzo, quasi dispiaciuto di fare un torto al pomodoro che non veniva selezionato per essere messo nella busta di carta.

Quando oggi ho visto quei sei pomodori in fila dentro il mio carrello ho pensato: "Milano mi farà diventare così, sempre se non lo sono già. I pomodori in fila siamo noi". E io non voglio essere un pomodoro dell'Esselunga. Io voglio essere un pomodoro della signora in Sicilia. Io sono diverso dagli altri. Voglio essere scelto per come sono davvero. Voglio finire nel sacchetto di carta non nella stupidissima vaschetta di plastica.
Non voglio essere caviale. Voglio essere solo un semplice pomodoro in una cassetta di legno.

Oggi ho capito davvero che andrò via da qui.
l'ho capito grazie ai pomodori in fila.

7 didascalie:

:A: ha detto...

Quindi segui le orme del gemello e te ne vai giù anche tu?
Chiamami, va'.

Paolo Castaldi ha detto...

No. Io sono sempre placido e fermo. Semplicemente voglio esserlo in un posto che non sia una grande città. Ti chiamo domani! cia!

Beatrice Roberti ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Beatrice Roberti ha detto...

Mi piace tantissimo questo post, questo pensiero...
Sono una "ragazza di campagna" che ha studiato in diverse città...e non sono mai riuscita ad entrare completamente nel meccanismo e nel pensiero della vita "da cittadino". Spesso mi son sentita inadeguata, ma leggendo il tuo post ho pensato: sono un pomodoro che è cresciuto nell'orto dietro casa, non in una serra, e vado fiera di aver mantenuto il mio calore, invece di finire dentro a una vaschetta... e spero di non finirci mai! :) Grazie Paolo per tua splendida riflessione!

Paolo Castaldi ha detto...

Ciao Beatrice, contento ti sia piaciuto.
Sei fortunata, perchè, aimè, a volte chi non è un pomodoro in fila aspira a diventarlo.
Poi si pente magari...

Prima o poi vorrei andare a vivere in un paese al mare anche se con la città c'è questo legame morboso amore-odio che è duro da spezzare!
Ciao

Anonimo ha detto...

Bella metafora quella dei pomodori...
Abito a Settimo e ho visto i manifesti da te disegnati, sono veramemente belli, complimenti e grazie, speriamo che servano a far riflettere. Ciao Mu

Paolo Castaldi ha detto...

Grazie mille!
Farò a breve un post dedicato al lavoro dei manifesti!